Non ho un buon feeling con gli anni pari.
Il 2010 è stato più difficile del 2009, ma meno brutto del 2008.
È stato un anno bipolare, con alti molto edificanti e bassi molto abbruttenti.
Una rogna, ma non una merda, ché le rogne qualche soddisfazione te la danno anche. O per lo meno l’incazzatura necessaria per affrontare l’anno seguente.
In complesso non mi lamento – e non solo perché lamentarsi dell’oggi può tradursi in un domani ben peggiore, ma soprattutto perché sarebbe meschina ingratitudine nei confronti delle persone che, nel corso dell’anno e in luoghi e circostanze differenti, mi hanno colta alla sprovvista col loro affetto e sono diventate la mia famiglia surrogata.
A volerlo sintetizzare in stile oroscopico (ho un debole per la scienza esatta) sarebbe più o meno così:
Denaro: male, malissimo – -
Lavoro: un così così tirante al ribasso -/+
Salute: finalmente al rialzo. go go! +
Famiglia: qualche preoccupazione, ma di piccola entità -/+
Amore: un limbo di solitudine siberiana senza via d’uscita – - -
Amicizia: piango di gioia al solo pensiero +++
Casa: tutto ok, W Casa Piotr +
Viaggi: piccoli ma buoni, come le botti +
Musica: alla grande, 20 concerti and counting, molti d’impulso, divertita tanto +
Motori, viabilità e vita messa a rischio in autostrada: un anno disastroso per me e per la povera zoppicante Yaris -
Disobbedienza civile e impeto rivoluzionario: R.I.P. -
Scarpe: no alle decollete con plateau dissimulato, sì alle oxford multicolor
Se il 2009 è stato un risveglio, il 2010 è stato un paio di ore al cesso: quella doccia, ceretta, trucco e parrucco che scoccia fare, perché sei stanca e vorresti dormire ancora, ma che va fatto se vuoi trascinarti fuori di casa con dignità.
Speriamo che il 2011 ci trascini fuori.
