“Signora, mi sa che pensano che sia invisibile”
“E’ precisamente quello che mi sto chiedendo anch’io!”
Scambio tra la sottoscritta e uno dei due ragazzotti in coda davanti a me alla cassa dell’iperCoop.
Sono in fila col mio cestino in mano, quattro cose in croce da zitella a dieta.
I ragazzotti devono essere studenti universitari, stanno comprando uno stendipanni, hanno un simpatico accento del centro.
Arriva un vecchio dall’aria furba, con un cartone di bottiglie di vino, o di olio, o chissà che: si mette in coda dietro di loro, come se io non ci fossi.
Lo tengo d’occhio, ma poco dopo si sposta nella fila accanto – forse scorre più veloce.
Mentre gli studenti con stendipanni ridacchiano tra loro che il vecchio, hai capito, stava cercando di tagliare la fila, sopraggiunge un donnone con nipotino iperattivo al seguito e un carrello stracolmo di merendine e libri di scuola (ma pensa, ai miei tempi si compravano in cartolibreria).
Non mi degna di un’occhiata, incunea decisa il suo carrellone tra me e i ragazzotti e riprende a istruire con stizza il nipotino sui mali delle cicche senza zucchero.
Rinsaldo la mia posizione, pianto bene i piedi e mi allineo in squadra perfetta con i miei vicini di fila, ma niente, per la sciura non esisto.
Sarà mica che…
Lo studente con gli occhiali si gira e mi dà la sua divertita (e un briciolo impietosita) conferma:
“Signora, mi sa che pensano che sia invisibile.”
Sì sì, esatto!
Dunque è appurato: sono la Donna Invisibile.
Ma gli altri Fantastici Quattro dove sono?
